Speciale Reporter: Obama secondo i nostri inviati online

6 novembre 2008
CONOSCERE | Politica | Articolo


ROMA - La parola al popolo del Web!

Pensieri, considerazioni, citazioni, immagini, video...
Ecco come i corrispondenti di Reporter per un giorno o una vita - Gruppo Diregiovani hanno vissuto e raccontato le elezioni politiche americane e l'incoronazione di Barack Obama a presidente degli States.

A seguire una selezione dei post che sono arrivati alla nostra redazione attraverso la community di Diregiovani.


Contributo inviato da  giuseppevinciguerra  il 5 novembre 2008

Obama ha vinto!!!!

"Se qualcuno pensava che le cose impossibili non potessero accadere, oggi abbiamo dato una bella risposta" così Barack Obama ha aperto il suo discorso a Chicago, il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America è arrivato sicuro di sè sul palco e ha mostrato un carisma immenso che va oltre la stanchezza di una campagna elettorale, un carisma che segna un passaggio fondamentale della storia mondiale, ha realizzato il sogno di Martin Luther King e ha onorato la memoria di Rosa Parks portando l'America a una svolta decisa e lungimirante che va al di là di ogni divisione razziale, un svolta figlia di una situazione economica davvero tragica, una svolta verso la speranza...
Spero con tutto il mio cuore che Obama dimostri con i fatti di essere un grande presidente e non cada in schemi di potere sporchi e umilianti, spero che sia l'uomo giusto al momento giusto... oggi andrò a comprare il quotidiano e terrò con me le pagine dedicate a questo grande evento con il mio cuore colmo di gioia e tanta tanta speranza per tutti noi....

 

Contributo inviato da alfa_omega il 5 novembre 2008

Un socialista alla Casa Bianca



Anche questa volta la rete è stata fondamentale, complimenti a Obama per il suo mandato, complimenti per le sue idee, e complimenti per i suoi metodi.
Sapete tutta la sua campagna elettorale è stata davvero innovativa, in primis per il fatto che i democratici (obama soprattutto) non hanno chiesto fondi a nessuna lobby di potere, infatti sono stati i cittadini attraverso internet che hanno contribiuto a fare in modo che Obama fosse il candidato con più soldi di tutti e potesse permettersi la vittoria, e pensare che la rete in Italia viene defnita un "intoppo" per la democrazia (vedi com'è considerato Beppe Grillo ed i meetup); oggi neli USA un presidente nero, afroamericano, giovanissimo, e senza lobbyes alle spalle usa la gente tramite internet per vincere dapprima le primarie e poi le elezioni....che differenza eh!?
Mi viene in mente un'altro presidente che ha sfruttato il popolo di internet per essere eletto ed uscire di galera, si chiama Hugo Chavez, venezuelano; Chavez è un socialista, esattamente come Obama, mira agli stessi obiettivi, molto più radicali data la società in cui vive, egli era inprigionato per "reati di opinione" e grazie alle email e a internet è uscito di prigione, si è presentato alle elezioni ed ha vinto.
Il socialista Obama ha fatto un persocrso diverso è vero, ma quello che stupisce di più è il tenore davvero da "comunista" dei suoi discorsi, è quasi commovente; teorizzare una sanità pubblica contro assicurazioni e banche, pensare ad una ricchezza equamente divisa e non con 50 milioni di poveri (tutti neri o sasiatici o latini tra l'altro), sperare in un cambiamento radicale per quanto riguarda i rapporti internazionali e la fine della guerra come mezzo di risoluzione delle questioni.
Davvero rivoluzionario per vivere ed essere eletto in america no?
All'alba della fine del capitalismo americano (la crisi finanziaria è gravissima) c'è un uomo che sponsorizza l'intervento dello stato e vede nei mezzi del socialismo il vero futuro, non è un comunista ma il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America, Barak Obama.

 

Contributo inviato da Rosencranz il 5 novembre 2008

Yes,we can

I sogni diventano...


Contributo inviato da  Fuserteo il 5 novembre 2008

Il giorno che cambia la storia

Berlusconi forse dice di essere uguale ad Obama perchè di sicuro non è uguale a Mc Cain. Il senatore repubblicano appena sconfitto riconosce Obama come suo presidente, gli fa i più sinceri complimenti, e soprattutto se ne va a casa lasciando il posto ad altri nella direzione del suo partito.

Ma oggi si sta tutti contenti. E' ridotta la portata della frase qualunquista "tanto a me non cambia un cavolo".
Tutti percepiscono che davvero il mondo è davanti a un cambiamento epocale.

E noi aspettiamo il Barack italiano. YES. WE CAN



Contributo inviato da sergioragone  il 5 novembre 2008

How this happened

Questa mattina aprendo la posta elettronica ho letto la mail inviata da Barack Obama alla sua mailinglist. La mail dice:


Sergio --

I'm about to head to Grant Park to talk to everyone gathered there, but I wanted to write to you first.

We just made history.

And I don't want you to forget how we did it.

You made history every single day during this campaign -- every day you knocked on doors, made a donation, or talked to your family, friends, and neighbors about why you believe it's time for change.

I want to thank all of you who gave your time, talent, and passion to this campaign.

We have a lot of work to do to get our country back on track, and I'll be in touch soon about what comes next.

But I want to be very clear about one thing...

All of this happened because of you.

Thank you,

Barack

Oggi l'America ha ancora un sogno da raccontare ai suoi figli e a tutti noi. Per me e per questo blog è una piccola e silenziosa vittoria. Ora possiamo tornare a guardare al mondo con fiducia e con speranza. Con l'audacia della speranza.

 

Contributo inviato da giuseppevinciguerra il 6 novembre 2008

Torniamo alla realtà...

Tutto il mondo ha invidiato la lezione di democrazia offerta dagli Stati Uniti, nazione dove un uomo di colore è arrivato alla Casa Bianca e dove non c'è divisione ma spirito di coesione nazionale, noi italiani però dobbiamo tornare tristemente alla nostra realtà politica, una realtà fatta della Binetti che crea solo problemi all'interno del pd, una realtà fatta da un premier che minaccia l'uso della forza per fare le "utlilissime" infrastrutture mandando così a quel paese la democraticità di un provvedimento governativo, una realtà fatta da Dell'Utri che considera un mafioso come un eroe...
Dopo una visione bella come quella della scalata di Obama, dobbiamo tornare alla nostra sterile e stupida visione politica e non so voi ma sono stanco di vedere un Paese martoriato da una classe politica vergognosa che fa tutto tranne che lavorare per il Paese... Proprio come il mio presidente della Regione Vito De Filippo, sono stufo di vedere in un partito solo smania di equilibrare le dinamiche interne invece di pensare ai bisogni della gente... voglio una politica nuova e vera, basta con l'ipocrisia, il nostro Paese ha bisogno di gente che abbia il sol fine di migliorarlo e non derubarlo... sono un pazzo a chiedere questo? può darsi ma sperare non costa nulla...

 

Contributo inviato da majortom79  il 6 novembre 2008

Gli oracoli della coerenza

Il primo a sbilanciarsi, il 7 marzo, fu Gianfranco Fini: “Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”. Ma il momento decisivo per le sorti delle elezioni americane fu la discesa in campo di Giuliano Ferrara, stregato da Mc Cain, ma soprattutto da Sarah Palin: “L’abbiamo scoperta noi”, gongolava il Platinette Barbuto, noto esperto in fiaschi, esaltando le virtù profetiche del suo talent scout addetto alle catastrofi, Christian Rocca, già noto per aver annunciato il trionfo in Irak e per aver scoperto i neocon quando negli States non osavano più mettere il naso fuori di casa. Ecco, quello fu il momento della svolta per Obama. Lì fu chiaro a tutti che McCain era spacciato.

Per chi avesse ancora dei dubbi, provvidero a dissiparli gli interventi in extremis di due noti analisti padani, Roberto Castelli (“Mc Cain è una garanzia per la difesa della civiltà cristiana sotto attacco dei musulmani”) e Roberto Cota (“John offre maggiore sicurezza contro l’Islam”), nonché del noto stratega Maurizio Gasparri (“Dovesse vincere Obama, prenderei le distanze della Casa Bianca”). Non che la palma delle previsioni sballate sia un’esclusiva italiana. Ancora il 2 novembre John Zogby, “il guru dei sondaggi”, comunicava che “Mc Cain è in rimonta e può vincere, ormai ha superato Obama, 48 a 47%”. Ma i provincialotti italioti che scambiano le speranze per la realtà e pensano di orientare dall’Italia il voto americano, non ci han fatto mancare proprio nulla. Soprattutto sugli house organ di Berlusconi, che solo un mese fa passeggiava mano nella mano con l’amico Bush, lo sguardo rapito, il cuore palpitante, ripetendogli che “sei stato un grande, presto ti verrà riconosciuto, passerai alla Storia”, mentre persino George lo guardava scettico e persino McCain pregava il presidente più impopolare del secolo di non farsi vedere dalle sue parti.

Sull’immancabile sconfitta di Obama, il Giornale ha dato il meglio di sé. Mauro della Porta Raffo, il “gran pignolo” che fa le pulci ai giornali e ci azzecca sempre, ma con gli oracoli un po’ meno, non aveva dubbi: “Adesso vi dico: John Mc Cain il prossimo 4 novembre vincerà”. E Paolo Granzotto, entusiasta: “Resto anch’io dell’opinione che il vecchio eroe sbaraglierà il giovane vagheggino… Sarah Palin trascinerà Mc Cain alla vittoria”, anche per via della “veltronizzazione della campagna del damerino Obama: e con Veltroni, si sa, si va dritti alla sconfitta”. Insomma, “Mc Cain gli farà la festa”. Mario Giordano, rabdomante dal fiuto infallibile, produceva titoli del tipo: “Ecco perché la strana coppia Mc Cain-Palin può arrivare alla Casa Bianca”. E rimbeccava i lettori rassegnati alla vittoria di Obama: “Ma lei è così sicuro che vincerà Obama? Io ho qualche dubbio”. Immediatamente avvertito a Chicago, Barak faceva i debiti scongiuri. Anche perché, ad allarmarlo vieppiù, c’erano gli editoriali di Maria Giovanna Maglie, che ha con i dati elettorali lo stesso rapporto elastico dimostrato con le note spese alla Rai. La generalessa, che scrive con l’elmetto e il colpo in canna, non ci poteva proprio credere che gli americani votassero per quell’”estremista inesperto e poco capace”, “contrario infantilmente alle centrali nucleari”, uno che “ritirerebbe incoscientemente le truppe dall’Irak”, che “rappresenta solo una fetta minoritaria di radicali”, per giunta negro, tant’è che “gli elettori democratici sono i primi a dubitarne”, ma “dubitano pure gli indecisi, gli indipendenti, i fan di Hillary”. Mentre “Old John” (così lei chiama McCain, nell’intimità) “parla da Presidente”, “può vincere le elezioni perché è un candidato credibile” e poi “ha trovato un vice ideale in Sarah Palin, la donna tutta valori, determinazione e capacità oratoria”, ma soprattutto “è pronto a costruire 45 centrali nucleari e aumenterebbe le truppe in Irak”, dunque “io dico che ce la fa”, “nonostante il can can dei media nazionali e internazionali”, tutti in mano al Comintern. Se invece “dovesse farcela Obama, sarà una vittoria di misura” (infatti avrà la maggioranza parlamentare più ampia dalla notte dei tempi). La Maria Giovanna lo vedeva già alla Casa Bianca, l’amato Old John: “Da presidente ridurrà il potere di Washington e, da vero patriota, difenderà la sicurezza degli Usa”. Pazienza, la difenderà da casa. Ma, nei momenti di sconforto, potrà sempre consolarsi con qualche visita di Maria Giovanna Maglie.

Anche il Foglio ci ha lasciato pagine indimenticabili, tutte sull’inevitabile disfatta del nero Barak. Il Platinette, dall’America, ispirava titoli tambureggianti: “Ed è subito Sarah”, “Vi fareste governare da Obama?”, “Perché l’idraulico Joe è il miglior alleato del soldato Mc Cain”. Sotto, le meglio firme del bigoncio si esercitavano nell’arte dell’oracolo.

Marina Valensise, altra neocon de noantri, credendo di farle un complimento, scriveva che “la Palin somiglia alla nostra Gelmini: una tigressa dura, determinata, sicura di sé, temprata dal gelo polare, travolgente come un animale selvaggio… una mamma che si batte contro un parolaio idealista”. Stefano Pistolini la definiva “l’ultima arrivata, forse la predestinata”. Infatti, è stata la palla al piede del povero McCain. Ma Christian Rocca, lo scopritore: “La Palin è un Obama al quadrato”, donna dall’”appeal a tratti profetico e messianico”, un incrocio fra “Bob Dylan e Erin Brockovich”, come pure il suo presunto gemello Barak, insomma “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”. E Obama: per l’esperto Rocca, “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” visto che “da mesi viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. E queste - si badi bene - “non sono opinioni”. Tiè. Resta da capire chi diavolo abbia votato per Obama. All’insaputa di Rocca fra l’altro.



(Mpr/ Dire)